Questa sera è venuto a trovarmi il Signor Paolo Schumann. Lui ora si trova ad una cittadina chiamata Landshut ad una settantina di chilometri da Monaco, ci siamo bevuti una birra insieme. Mi ha quasi assicurato che fra questo mese deve finire, ma io poco ci credo, le l’ho detto “dovrebbe finire ma questi vostri connazionali hanno la testa troppo dura!”
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Sono stufo di lavorare, mi sento male. Questa mattina, ho chiesto al capo fabbrica il modulo per andare dal dottore, non me l’ha voluto dare, ha detto che devo lavorare, più tardi sono andato di nuovo, allora lui ha mandato un suo impiegato, degno di lui, soprannominato da noi “spaventapasseri” dalle suore dove io abito a domandare se stamattina mi ero bevuto il caffè, le suore gli hanno risposto di sì, così questo è venuto vicino alla mia macchina dove io stavo a lavorare e mi ha detto: “Stamattina hai bevuto il caffè, non sei ammalato, devi lavorare.” Ho lavorato e quando abbiamo staccato di lavorare la sera sono andato dal dottore senza il modulo, e così ho avuto, per adesso otto giorni di riposo, e poi vedremo il da fare. Ieri ci è stato 2 volte l’allarme e tutti i giorni c’è 4/5 volte il pre-allarme, credo che si avvicini il principio della fine!
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Oggi abbiamo lavorato come tutti gli altri giorni e come tutti gli altri giorni abbiamo mangiato patate senza condimento, e adesso anche pochissimo sale, anche la giornata di Pasqua abbiamo mangiato patate a mezzogiorno e sera, sempre senza condire.
Con il mangiare si è fatto serio l’affare; non si trova più pane al mercato nero, e se qualche kilo si riesce a trovarlo costa 40 marchi, più di una settimana di lavoro, una sigaretta costa 5 marchi e qualcuno pretende anche 6. La nostra tessera per fumare è di due sigarette giornaliere quindi i fumatori che vogliono fumare si devono vendere anche le scarpe dai piedi, perché con una intera settimana di lavoro, possono comprarsi da fumare solo per mezza giornata (8 sigarette), 100 grammi di carne costano 20 marchi e non si trova facilmente. C’è Agostino e Ciccillo che tirano la cinghia proprio forte adesso. Dove sto io ad abitare si mangia male e va sempre più peggiorando, ho conosciuto in Germania anche cosa sono le monache, si vestono di bianco e di nero ma sono sepolcri imbiancati e non altro. Queste monache, che gestiscono questo locale dove siamo una quarantina di stranieri ed anche qualche tedesco, si prendono le nostre tessere mensili che c’è per quanto è poco ma c’è, burro, grasso, uova, pane bianco ecc. Mangiano tutto loro e a noi ci fanno mangiare sempre carote e patate, e non solo questo, ma i modi che hanno bisognerebbe vedere- le monache. Io non posso proprio più sopportare da mangiare queste porcherie non ne posso più, non vogliono proprio scendere giù queste patate schifose. Sono 550 giorni che mi hanno portato in Germania mi hanno fatto mangiare millecento volte patate; che stomaco ci vuole a vivere in Germania! Se avrò la gioia di ritornare non potrò mai più dimenticarla!
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Questa è la seconda Pasqua che faccio in terra tedesca, è la seconda Pasqua che mia moglie con i cari figli è costretta a passare senza di me! Che colpi mortali per il cuore sono queste feste, meglio se non mai venissero. Chissà che Pasqua desolata avrà fatta la mia povera moglie senza di me, sono già 18 mesi finiti che vive senza di me, sono già due Natali e due Pasque che per la mia mancanza è costretta a non fare festa come sempre abbiamo fatto, ma credo a piangere e a maledire la guerra e quei vigliacchi che mi portarono via da casa. Che non vorrà più finire questa guerra? Vogliono proprio che sia tutto distrutto e che siamo tutti morti? Ma che forse non vogliono farmi avere la grande gioia di abbracciare la mia moglie con i miei cari figli?!
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Oggi verso mezzo giorno mentre stavamo lavorando sempre alla solita fabbrica è suonato l’allarme, dopo circa un ora è finito senza alcun incidente. Era qualche settimana che non si sentiva più allarme, ne pre-allarme, credevamo che forse ci sarebbe stato qualche colloquio per finire questa maledetta guerra, ma purtroppo non è così, continua ancora!
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Il tempo è molto nuvoloso e piove anche un po’. Fino alla Domenica delle Palme, è stato un bel tempo e anche caldo che neanche nei mesi dell’estate dell’anno scorso si sono verificati così belle giornate, ma da Lunedì Santo è incominciato a piovicolare. Adesso mi sento più contento, mi è passata un po’ quell’angoscia che fino a l’altro ieri mi tormentava continuamente, questa notizia di mia moglie che assicura che stanno tutti bene e che da 18 mesi aspettavo è stata una buona medicina per il mio cuore straziato da così inumana separazione dai miei cari, ma nel fondo del mio cuore c’è sempre tristezza, c’è sempre angoscia finché non avrò la grande gioia di poter abbracciare la mia cara moglie con i miei cari figli!
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Questa notte ho dormito pochissimo, mi sono svegliato molte volte ed ogni qualvolta che mi svegliavo, due lacrime mi scendevano sulle guance ed un nodo mi stringeva la gola. Mi sembrava di vedermi sempre la mia moglie con i cari figlioli innanzi a me, mi veniva in mente, come se fosse stato ieri, quando nell’estate del 1943 prima che i tedeschi mi rubassero, mi strapassero davanti a mia moglie, quando si sentivano degli apparecchi americani, mia moglie aveva molta paura e con tutto il mio incoraggiamento, che non mai mancavo di farle, non riuscivo ad incoraggiarla a non avere paura. Figuriamoci cosa ha dovuto sopportare dopo, sola, senza di me, con due bambini dei quali una neanche di 10 mesi. C’ero io, e solo col rumore degli apparecchi aveva paura e molta. E che cosa è successo di lei quando il fronte è arrivato, si è avvicinato dalle nostre parti?! Che grandi sofferenze ha dovuto soffrire? Dove si sarà rifugiata con i due figlioli? Come avrà sopportato tanto strazio? E senza una notizia dal suo caro per giunta! Non sapendolo vivo o morto! Ah infame guerra e chi l’ha voluta, quanto si deve soffrire!
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Questa sera, tornando da lavorare finalmente, una lettera. Presala nelle mani, ho conosciuto sulla busta la mia calligrafia. Sono rimasto confuso, non pensando che poteva essere una delle tante che ho scritte per tramite della Croce Rossa di Vienna, con doppia busta, cioè con la busta di ritorno. Qualcuno mi ha detto
“Tu hai scritto a qualche amico ed al colmo della distrazione invece di scrivere sulla busta il suo indirizzo hai fatto il tuo”. Non posso capacitarmi! Apro la busta e vedo il modulo della Croce Rossa, subito mi accorgo che è notizia di casa. Leggo le poche parole scritte dalla mano di mia moglie. Non posso fare a meno di piangere, pensando che sono trascorsi 18 mesi lontano dalla mia cara Carmosina ed i miei cari figlioli e che da così lungo tempo sono privi del mio sostegno della mia guida, del mio bene. 18 mesi senza una notizia. Potevo mai credere che dovevo tanto soffrire?!
Finalmente dopo un anno e mezzo di spietata solitudine e privo di ogni notizia da quelli che amo più della mia propria vita, ho ricevuto notizia. Sono contento che mia moglie mi assicura che stanno tutti bene, ma nel cuore mio non c’è più un’ora di contentezza finché non avrò la gioia di abbracciare la mia cara moglie con i nostri cari figlioli se verrà quel beato giorno, allora sì che sarò contento e felice!
Spero in Dio, che quel sospirato giorno non sarà lontano e che mi concederà questa gioia, l’unica speranza che mi fa sopportare ogni sacrificio, ogni inumano trattamento.
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È mezzogiorno meno dieci, suona l’allarme. Ci mandano sotto la fabbrica dove basta cadere un solo spezzone per sfondare, e non ci lasciano uscire, peggio degli schiavi, mentre gli operai delle altre fabbriche li lasciano andare dove vogliono. Io approfittando che nessuno mi vedeva, me la sono svignata, tanto alle 12:15 si stacca di lavorare. Non avevo fatto neanche 300 metri che sento il rombo dei motori degli apparecchi. Mi sono fermato a guardarli, il sole li faceva luccicare, sembravano d’argento. Non ho un ricovero vicino, l’artiglieria incomincia a sparare, vedo della gente che entra svelta in un portone ed entro anch’io, scendiamo in un piccolo sotterraneo, non è un buon ricovero ma di fronte a stare in fabbrica è forte. Dopo circa mezz’ora sono uscito, molto gente stava già nella strada, un’incendio era poco lontano, però non hanno bombardato molto, è stata roba da poco. Dopo fatti pochi passi andando verso casa, perché non sentivo né sparare né il rombo dei motori degli apparecchi, ho visto che tutti guardavano verso il cielo, ho guardato anch’io ed ho veduto un grosso paracadute che scendeva verso la città, siamo stati a guardare per parecchio tempo finché il vento non lo ha allontanato, appeso al paracadute però mi è sembrato che non era un uomo ma bensì un peso di pochi chili, altrimenti il vento non poteva portarlo a cadere tanto lontano e non poteva stare così lungo tempo per cadere a terra.
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Allarme.
C’è sempre un sole che è una bellezza per chi se lo può godere, per me non posso di certo godermelo, la fabbrica sembra una cantina, si entra la mattina e si sorte la sera.
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