Un Blog dalla Seconda Guerra Mondiale

26 novembre 1943

Oggi ho incontrato Antonio Martulli, impiegato nel comune di Carinola, gli ho regalato 2 kg. di pane “tessera”.

6 dicembre 1943

Oggi è venuta una signora che lavora all’hotel Deutsch Kaiser situato dirimpetto alla stazione centrale di Monaco (Monaco ha tre stazioni). Confabula con il mio principale, mi guardano, poi carico le mele su una lambretta a tre ruote e se ne va. Poi viene un signore e si porta, dopo aver parlato con il principale, Russo Donato. Lo porta al Lager B.M.W. a fare il barbiere. Resto a lavorare per questo tale solo io, un rumeno, un tedesco di nome Otto, e qualche donna. Il freddo incalza. Quando ho occasione faccio dire da qualche italiano al mio principale che ho molto freddo e vorrei andare a lavorare a qualche posto al coperto.

8 dicembre 1943

Siamo a scaricare delle cappucce dal carro merci del treno sul camion, scivolo e mi faccio male la gamba. Dopo caricato il camion, andiamo al magazzino. Appena il principale vede che mi sono fatto male, chiama un italiano. Mi dice se voglio andare a lavorare in albergo. Dico di sì. Prende il telefono e dopo qualche ora arriva una signora con una lambretta a tre ruote e mi porta all’hotel.

9 dicembre 1943

L’hotel è un grande locale dove ci lavorano più di cento persone. È dirimpetto alla stazione centrale. Mi hanno messo a lavorare vicino alla macchina che lava i piatti. Qui sto molto bene, solo che non ho notizie di mia moglie, e i miei due piccoli figli, specie Marina che ha circa 8 mesi. Ieri certi di Carinola mi hanno detto che i Casalesi vanno a lavorare a una fabbrica a Monaco. Vengono col treno e scendono alla stazione centrale e qui prendono il tram che li porta in fabbrica. Io dall’hotel dove lavoro ci sono vicino, ogni mattina mi alzo presto e mi metto all’uscita della stazione e chiamo continuamente forte molti nomi di Casalesi, dei quali Agostino LaTorre, e Ciccillo D’Angelo. È scuro, sono circa le sei di mattina. Ci salutiamo in fretta perché devono prendere il tram e mi danno l’indirizzo.

15 dicembre 1943

Mi chiama il direttore dell’hotel e mi dice che devo andare all’ufficio del lavoro. Qui mi dicono che non posso stare a lavorare all’hotel, che devo tornare dove stavo prima. Li faccio vedere la gamba che mi sono fatta male, non è guarita, c’è ancora la pelle scorticata. Visto questo, mi fanno una carta e mi mandano a una fabbrica. Qui gli faccio vedere la mia gamba ferita e così mi mandano di nuovo all’ufficio del lavoro. Ci sono decine e decine di signori che scrivono a macchina. Mi danno il nome di un’altra fabbrica e mi vogliono accompagnare. Allora visto che non vogliono mandarmi assolutamente a lavorare all’hotel, gli faccio vedere l’indirizzo della fabbrica dove lavorano i Casalesi. Subito fanno la carta per tale fabbrica, Massimo Rockinger, Orleansstrasse #12.

16 dicembre 1943

Questa notte c’è stato un grande bombardamento. Siamo scesi negli scantinati, dopo circa un’ora è cessato l’allarme.

17 dicembre 1943

Mi sono presentato alla fabbrica Rockinger dove sono Agostino LaTorre, Ciccillo D’Angelo, Traglia Pasquale, e Mario Tutone. Quest’ultimo è uno sfollato di Napoli che ha la famiglia a casa di Don Filippo Trabucco, il cieco, a Casale. I Casalesi quando mi hanno visto sono rimasti tutti contenti. Mi mettono vicino a una macchina che buca certe piastre di ferro. Mi fanno guardare per qualche ora e poi mi mettono a lavorare. Il lavoro non è male. Il giorno mangiamo in un ristorante dirimpetto alla fabbrica. Io, Agostino, Ciccillo. Il pranzo è la solita suppe e kartoffel senza neanche una goccia di condimento. La paga è circa 70 pfennig all’ora che fanno circa 40 marchi la settimana. Non puoi comprarti niente. Né viveri, né vestiario, neanche una scatola di lucido per scarpe, così vado al mercato nero che si fa il sabato pomeriggio e la domenica mattina. Qui in piazza c’è gente di ogni nazionalità, sventurati come me, e peggio di me. Ognuno di noi si arrangia a farsi capire e compriamo qualche panno vecchio per coprirci perché il freddo è terribile. Il pane, chi ha la tessera lo paga 36 pfennig al kg, però al mercato nero, un buono di pane di un Kg costa 4 marchi, e un kg di pane bianco che con la tessera costa 72 pfennig, al mercato nero costa 40 marchi, il lavoro di una settimana! Io che abito a Monaco posso frequentare questo mercato, ma i miei amici no, perché loro quando escono dalla fabbrica devono prendere prima il tram che li porta alla stazione e poi il treno che li porta dove abitano, cioè al Lager di Fasanerie Nord. Poveracci stanno molto peggio di me perché loro, specie Ciccillo, ha fame.

24 dicembre 1943

Vigilia di Natale, ma per me non è Natale, ma un dolore immenso. Ieri ho detto a Agostino di venire a Monaco da me e che si porta con sé un sacco a pane. Agostino è venuto puntuale. Lo porto con me lungo la strada che facevo io quando lavoravo col commerciante di frutta. Su questa strada ci sono molti negozi alimentari dove io portavo mele, pere, cipolle, ecc. Ho imparato qualche parola e dico a questi esercenti che domani è Natale e il mio amico non ha neanche il pane per mangiare. Così questi esercenti gli danno dei panini bianchi che per Agostino sono un tesoro. Così quando abbiamo finito di camminare tutta la strada di circa 3 chilometri, il sacco a pane di Agostino è pieno di ogni ben di Dio.

Natale 1943

Per me è un giorno qualunque, anzi un giorno tetro.Non posso trattenere le lacrime che mi riempiono gli occhi pensando a mia moglie, i miei figli che sono rimasti senza il mio sostegno morale e materiale- che angoscia!

Capodanno 1944

Per me è lo stesso come Natale. Per me le feste ricordevoli e’ meglio che non arrivano mai, è sempre un martirio.

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